Dopo aver esplorato il mondo dei gioielli mitologici giapponesi, è naturale attraversare il Mare Orientale e approdare in Corea. Anche questo Paese, con la sua cultura millenaria, custodisce miti e leggende in cui i gioielli non sono semplici ornamenti, ma simboli di potere, connessione divina e amuleti, capaci di raccontare i valori e la spiritualità del popolo coreano.

I gioielli di Heo Hwang-ok nella leggenda di Kim Suro

Dal 57 a.C. ha inizio il “Periodo dei Tre Regni”: la Corea era divisa nei regni di Koguryeo, Silla e Baekje. Tra questi, emergeva il piccolo regno indipendente di Geumgwan Gaya, la cui fondazione è narrata nel Samguk Yusa, nella sezione Karakkukki.

Secondo il racconto, Kim Suro fondò il regno e, molti anni dopo, sposò una principessa indiana. Entrambi avevano avuto un sogno divino che preannunciava il loro incontro, rendendo la loro unione inevitabile. Ciò che rende speciale questa storia è la dote portata dalla principessa: collane d’oro finemente lavorate, bracciali cesellati e gioielli tempestati di pietre preziose — rubini e altre gemme provenienti dall’India — oltre a talismani protettivi, capaci di allontanare la sfortuna e proteggere il regno dalle calamità. Questi ornamenti avevano un significato profondo: non erano solo simbolo dell’unione tra due culture, ma simboleggiavano anche il legame divino che sanciva la legittimità di Kim Suro come sovrano.

La principessa stessa, una volta stabilitasi in Corea, scelse un nome coreano dal valore simbolico: Heo Hwang-ok, dove “Hwang-ok” significa “giada gialla”, un chiaro riferimento al suo ruolo di ponte tra spiritualità e potere terreno.

Francobollo indiano che rappresenta la principessa tamil dopo essere diventata regina di Gaya.
Francobollo indiano che rappresenta la principessa tamil dopo essere diventata regina di Gaya. (Foto: Gary Lee Todd, Ph.D./Wikimedia Commons, Public Domain)

Le corone di Silla

Il regno di Silla (57 a.C. – 935 d.C.) fu uno dei più ricchi dell’Asia orientale, un luogo in cui prosperavano commercio, arte e religione. Tra i simboli più celebri di questa prosperità vi erano le bellissime corone reali, realizzate in oro puro e arricchite con pietre di giada verde.

Una corona di Silla, del periodo dei Tre Regni
Una corona del Regno di Silla, del periodo dei Tre Regni. (Foto: Paul Yoon/Wikimedia Commons, License CC BY 3.0)

Questi splendidi manufatti rappresentavano non solo il potere regale, ma anche un’intima connessione con le divinità. I rami che ne adornano la sommità simboleggiavano la vita terrena e la fertilità, mentre i pendenti di giada, con il loro verde intenso, procuravano protezione al sovrano anche nell’aldilà, garantendo l’eternità dell’anima. Le corone, quindi, sancivano il ruolo del sovrano come intermediario tra cielo e terra, legittimato direttamente dagli dei.

Corone e cinture indossati dai regnanti di Silla
Corone e cinture indossati dai regnanti di Silla. (Foto: by Nagyman/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 2.0)

La pietra magica yeouiju

Anche nella mitologia coreana i draghi sono creature benevole, simboli di saggezza e protettori delle acque — fiumi, mari o pioggia. Una delle leggende più affascinanti racconta di due draghi in competizione per la yeouiju, una pietra magica descritta come una perla luminosa di colore bianco latteo (forse una sfera di marmo bianco) o dorato (una pepita d’oro), capace di brillare tanto intensamente da illuminare il cielo.

Drago rappresentato con la pietra magica stretta in una zampa. (Michiel1972, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)
Drago rappresentato con la pietra magica stretta in una zampa. (Foto: Michiel1972/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 3.0)

Alcune versioni della leggenda descrivono la yeouiju come una pietra trasparente, forse un diamante o un quarzo ialino, avvolta dalle fiamme; altre ancora la paragonano a una luna in miniatura, probabilmente una grande perla d’acqua dolce. In ogni caso, la sua bellezza straordinaria la rendeva un simbolo di perfezione. Ma non era solo la sua estetica a incantare: si diceva che fosse in grado di esaudire i desideri più profondi e conferire poteri divini a chi la possedeva.

Divinità buddhista tiene in mano la yeouiju
Divinità buddhista tiene in mano la yeouiju. (Foto: Metropolitan Museum of Art/Wikimedia Commons, Public domain)

Nell’arte coreana, i draghi sono spesso raffigurati con questa pietra tra le zampe, a testimonianza del suo potere e della sua simbologia leggendaria.

Drago stringe in una zampa la pietra leggendaria
Drago stringe in una zampa la pietra leggendaria. (Foto: Ken Eckert/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 4.0)

Le pietre sciamaniche

La tradizione sciamanica coreana, ancora oggi molto viva, attribuisce alle pietre un ruolo centrale come strumenti di connessione tra il mondo terreno e quello spirituale. Queste pietre si dividono in due categorie: pietre della terra (jiseok) e pietre celesti (cheonseok), ciascuna con funzioni e significati specifici.

Collana con pendenti di giada
Collana con pendenti di giada. (Foto: Cleveland Museum of Art/Wikimedia Commons, Public Domain)

Le pietre della terra sono associate alla fertilità e all’equilibrio e comprendono ametiste (simboli di forza e stabilità spirituale, utilizzate spesso come amuleti personali o elementi decorativi negli altari), giada e avventurina verde (entrambe legate alla guarigione e all’armonia, impiegate per promuovere benessere e protezione).

Amuleti in ossidiana
Amuleti in ossidiana. (Ismoon (talk) 21:26, 8 June 2018 (UTC)/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 4.0)

Le pietre celesti, invece, simboleggiano la connessione con il divino e vengono pertanto utilizzate per invocare spiriti e per chiedere protezione. Si tratta principalmente di pietre come il quarzo ialino (cristallo trasparente che rappresenta purezza spirituale), l’ossidiana nera (potente scudo contro le energie negative, ideale per creare un legame protettivo tra il mondo umano e quello soprannaturale) e il marmo cinese (pietra evocativa di pace e serenità, utilizzata per proteggere luoghi sacri e riti spirituali).

Rito sciamanico coreano
Rito sciamanico coreano. (Foto: Hyewon Shin Yun-bok (申潤福: 1758-early 19th century) (혜원 신윤복 (申潤福: 1758-19세기 초반))/Wikimedia Commons, Public domain)

Queste pietre, spesso raccolte in prossimità di luoghi sacri come montagne o fiumi, sono considerate inestimabili per il loro valore spirituale. Gli sciamani le portano con sé come amuleti o le utilizzano durante i rituali per comunicare con gli spiriti e gli dei.

La lavorazione dell’oro e del bronzo

Specchio in bronzo
Specchio in bronzo. (Foto: Gary Lee Todd, Ph.D./Wikimedia Commons, Public Domain)

La tradizione coreana nella lavorazione di oro e bronzo risale a tempi antichissimi, con numerosi reperti rinvenuti nelle tombe reali e nei templi buddhisti: specchi in bronzo decorati con motivi geometrici e naturali, statuette di bodhisattva, campane e gong. L’oro, in particolare, era riservato agli oggetti sacri, donando alle statue e agli ornamenti un carattere sacro.

Questa raffinata tradizione, tuttavia, subì un brusco arresto con l’occupazione giapponese del 1910, durante la quale molte risorse naturali coreane, incluse le miniere d’oro, furono sfruttate per sostenere lo sviluppo industriale del Giappone e e per mantenere il controllo politico e sociale sulla popolazione coreana.

Miniera d’oro ad Unsan, durante l’occupazione giapponese
Miniera d’oro ad Unsan, durante l’occupazione giapponese. (Foto: Autore sconosciuto, https://www.mindat.org/loc-265452.html, Public domain, via Wikimedia Commons)

La storia coreana mostra come i gioielli e le pietre preziose non siano utilizzati solo come oggetti decorativi, ma diventino simboli di potere, protezione e connessione spirituale. Questi tesori hanno avuto un ruolo cruciale nel legittimare sovrani, proteggere i popoli e rappresentare un legame profondo tra terra e divino, riflettendo le sfumature più intime della cultura coreana.

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