Nel 1910, quattro anni dopo la fondazione di Van Cleef & Arpels, André Suarès pubblicò un resoconto del suo viaggio in Italia. Le Voyage du Condottière è una narrazione che attraversa i centri culturali dello stivale (Venezia, Firenze e Napoli) e un’esplorazione dei maestri del Rinascimento (Leonardo da Vinci, Botticelli, Michelangelo, ecc.). Per lo scrittore e poeta francese, «come tutto ciò che conta nella vita, un grande viaggio è un’opera d’arte una creazione».

Seguendo le orme di quell’autore e di tutti i viaggiatori che hanno compiuto il proprio Grand Tour, la Maison ha reinterpretato questo viaggio di iniziazione che ha lasciato il segno nel panorama artistico e culturale dell’Europa.
Nato in Inghilterra nel XVI secolo, il Grand Tour – così chiamato in riferimento a un viaggio circolare che ritorna al punto di partenza – divenne popolare durante i secoli XVIII e XIX. Giovani aristocratici intraprendevano questa spedizione attraverso il continente (della durata di due o tre anni) per completare un’istruzione “troppo accademica”, forgiare il carattere, ampliare la mente e garantire il loro ingresso in società. L’esperienza, altamente raccomandata, includeva due passaggi obbligatori: una visita a Parigi e soggiorni nelle principali città italiane. Mentre il nord della Francia, la Svizzera, i passi alpini e le province tedesche erano tutte tappe popolari, l’itinerario esatto era variabile. Si trattava per lo più di un’odissea personale, strutturata sia da eventi politici, guerre, movimenti artistici e mode, che da aspetti privati (vari punti di partenza, status sociale, risorse finanziarie, preferenze personali).
Vero e proprio ideale di formazione intellettuale, culturale e sociale, il Grand Tour prometteva studi pratici in arte e letteratura. L’esperienza era scandita dall’esplorazione dei luoghi emblematici dei paesi visitati, quali reliquie di un passato glorioso, o riflessioni moderne sulla loro importanza contemporanea. Sebbene il suo costo lo rendesse inizialmente appannaggio dell’élite, nel corso degli anni ha attirato un pubblico più ampio, sia di artisti che di intellettuali.

Nella versione originale standardizzata dai britannici, l’itinerario partiva da Londra verso la Francia. A Parigi, i viaggiatori ammiravano le opere del Grand Siècle, in particolare quelle realizzate sotto Luigi XIV – il Re Sole – che avevano reso la città un paradigma del buon gusto. Prendendo spunto dall’antichità tanto quanto dal Rinascimento, questo classicismo francese richiedeva un soggiorno in Italia per essere pienamente compreso.
A Ercolano e Pompei – sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 – gli scavi archeologici degli anni ‘30 e ‘40 del Settecento avevano rivelato tesori antichi: rovine, oggetti di uso quotidiano e gioielli – reliquie di una civiltà idealizzata – che divennero oggetti di studio. Diffuso in tutta Europa dai resoconti di questi viaggi, questo Grand Goût (lo stile francese di Luigi XIV) favorì l’emergere del neoclassicismo.
Il rococò – con le sue forme sinuose e le decorazioni elaborate – lasciò il posto alla pura semplicità dell’antichità. Questo amore per l’antico si estese ai gioielli. Dai pettini, diademi e collane agli orecchini pendenti, braccialetti e fibbie per cinture i gioielli – in oro, come gli esempi dissotterrati – assunsero forme simmetriche e ospitavano perle e pietre incise con motivi presi in prestito dall’antichità. Cammei scolpiti a rilievo e intagli, incisi in contro-rilievo su pietre preziose, erano tutti oggetti molto ricercati. Dal riutilizzo di antiche opere d’arte scoperte negli scavi alle creazioni contemporanee, questa moda diede origine a un’intera industria e allo sviluppo di tecniche imitative per rendere questi oggetti accessibili a tutti. Mentre in Italia, le conchiglie incise – più facili da lavorare – divennero veri souvenir di viaggio, il produttore inglese Wedgwood usò la porcellana per riprodurre motivi antichi. Anche i micro-mosaici romani hanno suscitato un rinnovato interesse: nei gioielli, questa associazione di minuscole lastre – note come tessere – di vetro colorato (o talvolta smalto o terracotta) all’interno di un montatura metallica permetteva di indossare paesaggi antichi da sogno come ornamenti.

All’andata o al ritorno, attraversare le Alpi creava un vero shock in termini estetici. Lo splendore grandioso di una natura enorme e inaccessibile incoraggiava lo sviluppo di nuove teorie artistiche (il sublime) e movimenti. Il pittoresco e – dal 1820 in poi – il romanticismo esercitarono entrambi un’influenza sull’arte della gioielleria. Nel viaggio di ritorno, dopo le varie vicissitudini, Baden-Baden era una sosta molto gradita: un’opportunità per scoprire il folklore germanico e il comfort di una città termale.
Nel XIX secolo, questa passione per il viaggio perdurò, ma lo sviluppo dei mezzi di trasporto e comunicazione ne alterò l’espressione. La moda del Grand Tour cedette gradualmente il posto al turismo e alle attività di svago ad esso associate, anche verso destinazioni sempre più lontane.
Visualizza questo post su Instagram
Oggi è proprio la Maison che ha reinterpretato il patrimonio culturale della sua patria, l’Europa, con la collezione di alta gioielleria Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels. Le collane scultoree e gli orecchini a girandola evocano i gioielli rinascimentali; gli ampi bracciali riproducono fedelmente vedute di luoghi noti, nello stile dei micro-mosaici antichi; i fermagli, composti da cammei e intagli d’epoca. I circa 70 pezzi sono un invito a scoprire la creatività della Maison, l’eccellenza del suo savoir-faire e il suo gusto unico per le gemme. Ma sono anche un’opportunità per Van Cleef & Arpels di riaffermare il suo attaccamento alle arti, e di dimostrare che un grande viaggio è davvero un’opera d’arte in sé.

Secondo quanto dichiarato da Nicolas Bos, presidente e CEO di Van Cleef & Arpels, «questa collezione di alta gioielleria celebra una tradizione che ci ha sempre affascinato. All’inizio del XX secolo, quando Van Cleef & Arpels è stata fondata, la curiosità per altre culture, periodi e forme d’arte era un modo per alimentare la propria immaginazione e dare vita a creazioni innovative. Ma anche prima di allora, viaggiare all’estero per scoprire le vestigia di antiche civiltà rappresentava una pratica che apriva la mente a intellettuali e artisti in Europa. Ha avuto un forte impatto sui nostri usi di oggi. Ancora oggi viaggiamo per ampliare le nostre prospettive, alla ricerca di nuove esperienze e incontri».
A proposito della collezione di gioielli, Nicolas Bos continua: «La collezione è multidimensionale. Unisce le tradizioni della gioielleria e delle arti decorative – tali oggetti venivano riportati come souvenir dal Grand Tour – con l’idea di riscoprire e mescolare epoche e culture. Per questo, abbiamo seguito le tracce dei nostri predecessori e scelto città che storicamente erano tappe rinomate. Ci siamo ispirati ai gioielli antichi – romani, etruschi, medievali o rinascimentali – sposandoli con il nostro patrimonio, il nostro stile e il nostro artigianato. Il risultato è come un taccuino colorato che invita a immergersi in destinazioni e pietre preziose».
In tutta la collezione, collane e bracciali formano paesaggi ricchi di contrasti, i cui motivi spaziano dall’antichità italiana alla bellezza ipnotica delle montagne innevate. Lavorati tridimensionalmente a tutto tondo, i fermagli mostrano volumi scultorei che sfumano i confini tra gioielleria e arte orafa. Gli orecchini illuminano il viso nello stile delle girandole barocche o dei bauletti etruschi, mentre gli anelli si ergono in rilievo sulla mano, catturando lo sguardo con i loro contorni grafici e i colori scintillanti.

Ogni creazione è concepita come un tableau, ricco di dettagli pazientemente eseguiti. L’oro viene lavorato per assumere aspetti diversi: martellato per creare effetti di riflessione, in magnifici motivi per giocare con la luce, come perle scintillanti, o in linee architettoniche con tecniche di lucidatura alternate. I pezzi creano un’impressione di sorpresa, con il savoir-faire tradizionale che incontra le tecniche contemporanee. Sul fronte e sul retro delle creazioni, l’abilità degli artigiani della Maison si esprime sia nella delicatezza delle articolazioni che nelle intricate rifiniture.

La vasta gamma di gemme presente nei gioielli è accentuata da una selezione straordinariamente varia. Ogni incastonatura celebra la bellezza di pietre diverse, che rivelano le loro tonalità vivaci in contrasto tra loro: le gemme sfaccettate si mescolano ai cabochon, mentre la trasparenza delle pietre preziose si associa alla lucentezza delle perle, al fuoco degli opali o alla lucentezza del corallo nella sua forma naturale.
La collezione Le Grand Tour raconté par Van Cleef & Arpels non è solo un tributo al viaggio storico e culturale, ma anche un ponte tra passato e presente, che unisce l’artigianato tradizionale alle tecniche innovative per creare opere d’arte indossabili. Ogni pezzo racconta una storia, un viaggio attraverso le città storiche e i paesaggi mozzafiato, catturando l’essenza delle culture che hanno ispirato la Maison.

Restate sintonizzati per scoprire i prossimi capitoli di questo affascinante viaggio. In ogni articolo, esploreremo le diverse tappe del Grand Tour, analizzando le influenze culturali e artistiche che hanno contribuito a dare vita ai gioielli della collezione: un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, per immergerci nella bellezza e nell’eleganza senza tempo di Van Cleef & Arpels.




















