L’equinozio di primavera non segna solo un cambio astronomico, ma il battito vitale di una civiltà: il Nowruz. Questa festività zoroastriana quest’anno è stata celebrata il 20 marzo; considerata la più antica celebrazione del mondo, incarna la rigenerazione della natura e dello spirito. In questo momento di equilibrio perfetto tra luce e ombra, spostiamo il nostro sguardo sull’Iran per intraprendere un viaggio attraverso le sue tradizioni orafe. Dalle botteghe millenarie dei bazaar alle vetrine d’avanguardia di Londra e Milano, l’arte del gioiello persiano si rivela come un linguaggio universale, capace di trasformare radici arcaiche in estetica contemporanea. Quanto è profonda l’eredità artigianale che queste creazioni portano nel mondo?

Il caso Torse Jewelry: geometrie sacre e architettura

Dettaglio del Khatam-kari di un tamburo Tombak
Dettaglio del Khatam-kari di un tamburo Tombak. (Photo: MetMuseum, License CC0)

Dietro il marchio Torse si cela la figura di Mohammadreza Mahmoudi. Affascinato dall’arte fin dalla più tenera età, Mahmoudi inizia il suo apprendistato a soli dodici anni, dedicandosi alla marchetteria (l’intarsio di legni e materiali diversi) e all’incastonatura. Il suo brand trae profonda ispirazione dal Khatam-kari, la raffinata arte persiana degli intarsi geometrici, tradizionalmente riservata alla decorazione di preziosi oggetti in legno.

 

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Mahmoudi reinterpreta questi complessi pattern geometrici trasferendoli nella gioielleria di lusso, offrendo all’artigianato iraniano un prestigioso palcoscenico internazionale che gli è valso numerosi riconoscimenti di settore. Fondato nel 2014, il marchio deve il suo nome al termine “Torseh” che, nell’antica lingua pahlavi, significa “arcobaleno”. Ogni creazione è un tributo al passato: riattualizza motivi dimenticati, incastonando miti senza tempo in un design sofisticato.

L’oro della diaspora: l’eleganza iraniana nel Regno Unito

 

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La storica maison Hassanzadeh Jewellery e la visione contemporanea di Moznabi condividono un destino comune: la capacità di preservare l’identità iraniana pur adattandosi con naturalezza ad un ambiente cosmopolita come quello delle città più grandi del Regno Unito.

La storia di Hassanzadeh è un racconto di continuità e prestigio che affonda le radici nel 1926, anno della sua fondazione per mano di Haj “Sheikh” Hossein. Da allora, il marchio ha attraversato un secolo di storia fino ad arrivare alla quarta generazione della famiglia che, nel 2020, ha scelto Londra come teatro per un nuovo capitolo evolutivo. Hassanzadeh opera una fusione sofisticata: da un lato l’eredità dell’artigianato persiano, dall’altro l’integrazione delle più moderne tecnologie.

 

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Roxanna Moznabi incarna la forza della riscoperta consapevole. Cresciuta nel Regno Unito, la fondatrice del marchio Moznabi ha intrapreso a vent’anni un viaggio trasformativo in Iran, decidendo autonomamente di riappropriarsi della propria eredità culturale. Il suo lavoro è un dialogo visivo tra l’architettura persiana e il design occidentale, con un’attenzione particolare alle connessioni preislamiche e alla natura spirituale del paesaggio iraniano.

Uno degli elementi più intimi della produzione di Moznabi è rappresentato dai lockets (ciondoli apribili), ispirati al jabeh, l’ampia tunica dei dervisci Sufi. Proprio come la veste cela il cuore sacro del ricercatore spirituale, questi medaglioni sono concepiti come vascelli per storie personali: fotografie, parole o preghiere.

Le forme di questi scrigni ricalcano i tre profili geografici della collezione Rahavard, che ripercorre il primo viaggio di Roxanna in Iran: le cime maestose dei monti Alborz a Teheran; la costa dorata di Bandar Abbas; le rive boscose del Caspio a Gorgan.

 

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In occasione del Nowruz, Moznabi ha creato una moneta raffigurante il melograno, o “anar” in Farsi, la lingua ufficiale dell’Iran. Il talismano serve a rappresentare la fertilità e con i suoi tanti semi il frutto simboleggia la vita. Con l’arrivo della primavera i nostri corpi si sincronizzano con la stagione; si tratta di un momento emozionante per intraprendere nuovi progetti e dare vita a nuove idee, ovvero piantare i semi di ciò che raccoglieremo in futuro.

L’ispirazione di Nobaharn: radici in Iran, rami in Italia

Bracciale e anello Bazaar in nylon sinterizzato e tinti a mano con tè nero; edizione limitata firmata Nobahar
Bracciale e anello Bazaar in nylon sinterizzato e tinti a mano con tè nero; edizione limitata firmata Nobahar. (Photo courtesy of Nobahar Design Milano)

Sebbene la designer Sogand Nobahar abbia fondato il brand Nobahar a Milano, non ha mai dimenticato le sue radici iraniane. Rispetto ai marchi visti in precedenza qui la cultura trova espressione in un anticonvenzionalismo e astrattismo elegante.

Il marchio segna una rottura con l’oreficeria tradizionale; infatti, si affida alla stampa 3D in poliammide 12. Questa scelta tecnica è stata adottata non solo per garantire una totale libertà geometrica, ma anche per minimizzare gli sprechi produttivi.

Il cuore della produzione batte tra tre poli fondamentali: Teheran, radice identitaria; Napoli, città d’adozione in cui il Borgo degli Orefici dialoga con l’estetica iraniana; e infine Milano, laboratorio alchemico dove le influenze confluiscono nel rigore del design industriale. La designer aveva già prodotto due collezioni, “My City Napoli” e “My city Teheran”, ma il punto più significativo del suo lavoro rimane la collezione “Bloody Teheran”: una collezione manifesto, non destinata alla vendita.

Il cuore delle città: i Bazaar e lo spazio per i gioielli      

Ingresso del Bazaar di Teheran
Ingresso del Bazaar di Teheran. (Photo: Julia Maudlin via Wikimedia Commons, License CC BY 2.0)

Da millenni, i gioielli dominano i grandi spazi dei bazaar: piazze, dedali di vie o interi quartieri dall’aspetto vibrante. In questi luoghi tradizionalmente si concentrano le attività commerciali delle città.

Per quanto riguarda la capitale, il Gran Bazaar di Teheran non è solo il polmone commerciale della città, bensì il centro commerciale dell’oro per l’intero Paese. Si presenta come un ambiente apparentemente caotico; in realtà, è un sistema ultra-organizzato capace di dettare i prezzi del mercato nazionale. Il suo punto di forza risiede nella vastità dell’offerta, che spazia dall’oro dai 18kt ai 24kt, unendo modelli classici e moderni a costi di manifattura estremamente competitivi.

Spostandosi verso nord, il bazaar Amir di Tabriz si offre come una capsula del tempo. Patrimonio UNESCO e snodo cruciale della Via della Seta, fu menzionato da Marco Polo ne “Il Milione” poiché vi transitò intorno al 1275. Qui, a differenza di Teheran, l’offerta si concentra sulla gioielleria cerimoniale, con pezzi imponenti influenzati dallo stile azero e turco. Acquistare in questo contesto significa dunque partecipare a un rito commerciale che si ripete identico da secoli.

Turchesi di Nishapur in un villaggio Ma’dan (miniera) in Iran
Turchesi di Nishapur in un villaggio Ma’dan (miniera) in Iran. (Photo: Sonia Sevilla via Wikimedia Commons, License CC0)

Parallelamente, il bazaar di Isfahan, situato nella maestosa Piazza Naqsh-e Jahan, propone un approccio differente. Qui l’attenzione si sposta dal peso dell’oro alla maestria artigianale, in particolare nell’uso del turchese di Nishapur. La specialità locale è il firoozeh-kobi (un mosaico di minuscoli turchesi su metallo), che spesso dialoga con il qalam-zani, l’antica arte del metallo inciso a mano.

Tuttavia, con il progressivo restringersi degli spazi fisici in cui la cultura persiana può esprimersi liberamente, la tradizione si sta spostando verso nuove forme di sopravvivenza. In questo contesto, piattaforme come Persis Collection non operano come semplici e-commerce, bensì come “bazaar digitali”. Esse fungono infatti da ponte tra l’artigianato millenario e il mercato globale, permettendo a gioielli e manufatti di superare i confini geografici e preservare la propria identità oltre i limiti del territorio fisico.

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