Il prossimo 10 novembre 2025, all’Hôtel President di Ginevra, la casa d’aste Phillips presenterà una collezione destinata a catalizzare l’attenzione di appassionati e collezionisti: i gioielli della famiglia Vanderbilt, una selezione di dodici pezzi che raccontano l’apice dello splendore americano della Gilded Age. Provenienti dalla collezione personale di Gladys Moore Vanderbilt, questi oggetti raccontano la storia di una delle dinastie americane più note della Belle Époque.
Per la prima volta, Phillips riunisce una selezione di straordinari tesori appartenuti alla famiglia, aprendo il caveau di una delle dinastie più leggendarie d’America per una vendita che promette di essere eccezionale, data la qualità dei pezzi e la loro storia romantica.
Realizzati da due maison leggendarie – Cartier e Tiffany & Co. – i pezzi saranno battuti durante la The Geneva Jewels Auction: V, appuntamento dedicato alla gioielleria d’epoca e al suo lascito culturale, dopo un tour internazionale che ha toccato Hong Kong, New York, Singapore, Taipei e Londra.
La Star della collezione: il Vanderbilt Sapphire

Star indiscussa della collezione è il Vanderbilt Sapphire, una spilla in zaffiro e diamanti firmata Tiffany & Co. Il suo cuore è uno zaffiro Kashmir “Royal Blue” — tra i colori più rari al mondo — da oltre 42 carati, taglio sugarloaf, incastonato in un raffinato motivo traforato Belle Époque arricchito da diamanti old-cut.
La sua stima di vendita, tra 1 e 1,5 milioni di dollari, ne sottolinea non solo la rarità intrinseca, ma anche la straordinaria provenienza. Il gioiello, un dono di Alice Gwynne Vanderbilt alla figlia Gladys in occasione del suo matrimonio con il conte ungherese László Széchényi e da allora rimasto all’interno della famiglia, non è solo una testimonianza d’amore materno, ma anche simbolo dell’estetica di un’epoca che celebrava la luce, la raffinatezza e il virtuosismo tecnico.
Le spille della famiglia Vanderbilt

Oltre al celebre zaffiro, a spiccare all’interno della collezione è anche una spilla Cartier di diamanti, un tempo parte di una tiara nuziale disegnata nel 1908 per le nozze di Gladys Vanderbilt. La tiara originale, composta da otto motivi a giglio con ametiste e diamanti taglio a goccia intercambiabili, fu in seguito smontata.

Oggi ne resta una sola sezione con un diamante taglio a goccia da 4,55 carati incastonato in un delicato motivo floreale, con un prezzo stimato di circa 150.000 dollari. Questo oggetto, più che un accessorio, è un documento sociale: testimonia come la ricchezza americana cercasse legittimazione attraverso il gusto e l’estetica europei, trasformando le creazioni di maison come Cartier in simboli di ascesa culturale oltre che economica.

Completano la collezione una spilla a fiocco in smeraldi e diamanti, una spilla smaltata con rubini e diamanti ed una coppia di spille interamente di diamanti.

Il lusso quotidiano di Gladys Vanderbilt

Accanto ai pezzi “da parata”, la collezione include anche oggetti d’uso personale di rara raffinatezza: due borsette (una in oro e zaffiri, l’altra in rubini e diamanti), un pettine tempestato di diamanti, un necessaire Cartier con il monogramma di Gladys, un orologio da viaggio “8-Days” ed un orologio da polso in oro, rubini e diamanti.

Gladys Vanderbilt, importante cliente di Cartier, possedeva anche un affascinante accendino, un orologio da tavolo e altri bellissimi oggetti creati dall’iconico marchio.

Accessori che, forse più dei gioielli cerimoniali, rivelano la dimensione privata di Gladys Vanderbilt: una donna cresciuta tra due mondi — quello pragmatico americano e quello rituale dell’aristocrazia europea.

Un’eredità all’asta
Secondo Benoît Repellin, Worldwide Head of Jewellery di Phillips, «i gioielli della famiglia Vanderbilt rappresentano la più pura incarnazione dell’eleganza della Gilded Age: pezzi di straordinaria bellezza e di profonda risonanza storica».

In effetti, in un mercato come quello di oggi, che guarda con crescente entusiasmo ai gioielli d’epoca e ai firmati storici, la collezione Vanderbilt offre qualcosa di più: un frammento tangibile di mito americano, trasmesso attraverso pietre che hanno attraversato un secolo di fasti, matrimoni e metamorfosi sociali.

A riaccendere l’interesse per questo periodo ha contribuito anche la serie televisiva The Gilded Age, creata da Julian Fellowes, l’autore di Downton Abbey. L’attuale stagione è dedicata proprio alle “principesse del dollaro”, come Gladys Vanderbilt, le cui vite, spesso più complesse che fiabesche, continuano a ispirare romanzieri e sceneggiatori.

L’asta di Ginevra non sarà solo un appuntamento per collezionisti, ma una finestra su un passato che racconta di un’epoca in cui il potere si misurava anche in carati.
Ma chi erano i Vanderbilt? Dalla Gilded Age alla cultura pop
Per comprendere il valore di questi oggetti, bisogna risalire alle origini di chi li ha posseduti.
I Vanderbilt furono una delle famiglie americane più emblematiche della cosiddetta Gilded Age, il periodo di crescita economica esplosiva tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Oggi molti li conoscono grazie alla serie HBO “The Gilded Age”, che racconta le rivalità e le ambizioni dell’alta società di New York alla fine del XIX secolo. I personaggi dei Russell, seppur fittizi, sono ispirati proprio ai Vanderbilt: una famiglia di nuovi ricchi determinata a conquistare un posto nell’élite dei “vecchi nomi”.
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Famiglia di origine olandese, i Vanderbilt costruirono la loro fortuna sul trasporto ferroviario e navale. Il loro impero, costruito su ferrovie e navigazione, incarnò la promessa del sogno americano: l’ascesa vertiginosa dalla povertà alla ricchezza sfavillante. Appartenevano a quella categoria dei cosiddetti nouveau riches, un dispregiativo — per il quale si usava il francese come per non sporcarsi le labbra pronunciandolo — che l’alta società liquidava come prosperi ma privi di raffinatezza e buon gusto.
Il capostipite, Cornelius Vanderbilt, soprannominato “barone ladro” dal New York Times nel 1859 per i suoi metodi spregiudicati ma efficaci, nel giro di pochi decenni divenne l’uomo più ricco di New York.
Suo nipote, William Kissam Vanderbilt, ereditò gran parte del patrimonio ampliandolo, mentre la moglie Alva Vanderbilt — figura ambiziosa e determinata — si impose come protagonista della società newyorkese.
Alva non solo riuscì ad aiutare la famiglia Vanderbilt a farsi accettare dalle famiglie dell’alta borghesia di New York, ma sfidò persino il dominio di Caroline Astor, arbitra dei famosi Four Hundred — l’élite sociale della città. Con le sue feste sontuose e la sua tenacia, Alva riuscì a far accettare i Vanderbilt in quella cerchia esclusiva, trasformandosi poi in una figura chiave del movimento per il suffragio femminile.

Da questa linea discende Alice Gwynne Vanderbilt, moglie di Cornelius Vanderbilt II, e madre di Gladys Vanderbilt da cui proviene la collezione in asta.
Gladys Moore Vanderbilt (1886–1965), contessa Széchényi, fu l’ultima esponente a vivere pienamente quell’epoca dorata e crebbe tra la Fifth Avenue di New York e The Breakers, la villa di Newport che oggi è patrimonio storico e che ancora incarna l’opulenza della Gilded Age.

Con soli dodici lotti offerti, i gioielli Vanderbilt promettono ai collezionisti un’opportunità unica di acquisire non solo opere d’arte di Cartier e Tiffany & Co., ma anche frammenti di storia americana ed europea.

















Articolo ben fatto. Ho chiuso gli occhi…accecato dallo splendore dei gioielli, volgo lo sguardo al lato opposto e vedo lei, in carne ed ossa: Lady Vanderbilt.
Ho chiuso gli occhi e ho materializzato Lady Vanderbilt, il luccichio della spilla, la sala dorata, il mormorio dei convenuti … bell’articolo. A “puntadinaso” lo definirei.