Due crisi profonde e irreversibili o, se si preferisce, due rivoluzioni permanenti hanno contrassegnato la storia dell’arte del Novecento: la negazione radicale di ogni rapporto con la rappresentazione, la mimesi, la messa in scena sempre rinnovata, sempre problematica, e tuttavia irrinunciabile, del “il mondo colorato delle cose”(1), e il progressivo abbandono dei secolari mezzi operativi dei pittori e degli scultori: tele, tavole e muri, tempere e pennelli, colori a olio e spatole, crete, marmi e scalpelli non sono più considerati necessari per le ansie espressive di un artista.

Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)
Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)

L’idea che si possa attingere agli inesauribili repertori della natura, della cultura materiale, degli oggetti comuni della vita quotidiana — sottraendoli alla loro funzione e alla opacità della consuetudine e dell’uso — per forgiare i propri strumenti di lavoro e la propria immaginazione è il grande lascito delle avanguardie che all’inizio del secolo hanno aperto la strada a una nuova concezione dell’arte, alla sua autonomia, alla rottura definitiva con l’autorità e le pretese di “bellezza” e “verità” delle Accademie, con il dibattito eterno intorno alle storiche dicotomie della forma e del contenuto, dell’unità e varietà, dell’invenzione e dell’armonia, dell’ordine e della espressione.

Gioielli Misani
(Photo courtesy of Cambi aste)
Gioielli Misani
(Photo courtesy of Cambi aste)

Sappiamo come quel vasto movimento di liberazione, le numerose correnti dell’astrattismo, le avventure dei seguaci di Marinetti, di Tristan Tzara, di Breton, i provocatori “ready made” di Duchamp, le spregiudicate incursioni nell’ignoto di Picasso e di Bracque abbiano dato frutti straordinari, generato nuovi e ancor più radicali sviluppi nella seconda metà del secolo — già a partire dalla fine della seconda guerra mondiale — nonostante non siano mancati i tentativi di arginare, con il richiamo del “ritorno all’ordine” dai cupi antri delle dittature, un processo inarrestabile il cui ordito al di sotto delle innumerevoli trame — Espressionismo astratto, Color field painting, Minimalismo, Pittura analitica, Pop art, Arte concettuale, Arte povera, Body art, Performance, a farne l’elenco si rischiano i vuoti di memoria — è di una sola lana: niente è più vietato, interdetto, un tabù che violato sancisca l’espulsione dalla comunità degli iniziati.

Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)
Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)

Il confine tra arte e non-arte si è dissolto, la gerarchia tra le categorie delle arti cancellata, il secolare dibattito sul primato di un’arte sulle altre una polverosa reliquia in una teca per il mercato antiquario. Tutto può essere sottratto all’infinito repertorio dell’organico e dell’inorganico, del naturale e dell’artificiale, del “già fatto” e dell’ancora da artefare, per essere utilizzato nelle macchinazioni espressive e concettuali di un artista, come esporre il disegno cancellato di un altro artista, del quale non restano che labili, effimere tracce.

Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)

È in questa temperie culturale, tra la seconda metà degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, nell’intreccio frenetico delle molteplici direzioni sperimentali dell’arte, che si forma Ivo Misani, più che un orafo secondo la concezione classica, uno straordinario, spericolato inventore di gioielli, di monili, dicendolo all’antica, nei quali è dominante il gusto dell’ibridazione, della contaminazione, meno il contrasto che l’inclusione dissonante di elementi eterogenei, spesso poveri, come i sassi levigati dalla corrente del fiume, tra materie preziose o semi-preziose. Ma è proprio il concetto di “prezioso” — i gioielli non vengono chiamati anche così: “preziosi”? — che Misani contesta e mette in crisi, rifiutando l’idea comune che la qualità di un oggetto sia determinata soprattutto dal valore di mercato dei materiali impiegati, i carati dell’oro e delle pietre dichiarate, per mera convenzione, “preziose” e la loro certificazione gemmologica. Così come sottopone a una critica radicale il dogma più antico e resistente (anche nelle cosi dette “arti maggiori”), l’estetica fondata sulla composizione armonica, con i suoi protocolli, le sue norme, i suoi ordinamenti e i suoi modelli, che possono essere traditi ma mai negati.

Gioielli Misani
Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Cambi aste)

Nella fantasia anarchica di Misani, nelle sue invenzioni “senza regole”(2), alimentate dalle molteplici suggestioni della sua curiosità avida di storia e di natura, la scelta delle forme, delle materie, delle tecniche di lavorazione e infine del sistema di aggregazione, sono il frutto di una processualità rapsodica, nella quale fare e scoperta del modo di fare sono tutt’uno, ideazione e messa in opera non sono mai separate, scisse. Il risultato, la riuscita dell’opera è nel fermento di una tensione che l’attraversa, di una armonia che non pende dal lembo di nessuna norma.

Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Misani Gioielli)

Nel frammento tratto dal bel libro che Chiara Zangarini ha dedicato a Misani trovo la conferma di questo approssimativo approccio all’opera di un artista che diceva di sé: «Se fossi un gioielliere nel senso classico del termine me ne starei rintanato nel mio piccolo regno. Ma sono nato sperimentatore, innovatore, provocatore, seduttore. E guardo al gioiello con gli occhi dell’antropologia visiva». Come non sentirvi l’eco dei tempi, del bradisismo permanente dell’arte a lui contemporanea della quale era un conoscitore aggiornato.

Gioielli Misani
Gioielli Misani. (Photo courtesy of Misani Gioielli)

Riporto il testo della Zangarini senza mutilazioni: «Oltre all’antropologia culturale e visiva e alla scultura, un’altra inesauribile fonte e ispirazione per Misani è la natura. Osservatore delle sue molteplici forme, soggetta allo scorrere del tempo ma immortale nel suo eterno mutare e divenire, la natura gli offre una serie infinita di dettagli e frammenti: sassi lavorati dal ghiacciaio e dallo scorrere delle acque del “suo” fiume Adda, foglie, semi, conchiglie, intrecci di rami. Di tutto ciò prendono vita le sue creazioni. Custodiscono al loro interno tutti i colori e le sensazioni che Ivo ha colto e ha loro trasmesso e delle quali riempie i fogli da disegno. Collane, bracciali, pendenti riflettono nella loro armonia asimmetrica, nel gioco dei fili di una collana, la natura che li ha generati». E se i fili si intrecciano e si scompongono, se il fermaglio scivola da un lato, la naturalezza si rivela ancora di più.


Note

  1. La proposizione citata è di Roland Barthes, dal libro “L’ovvio e l’ottuso”, Einaudi, 2001.
  2. La definizione “arte senza regole” è di Helen Frankenthaler, grande pittrice statunitense (1928–2011).

Ringraziamenti

Gli autori desiderano ringraziare Alfredo Fagnola, gioielliere di Torino, per la sua testimonianza — in quanto aveva avuto modo di conoscere personalmente Ivo Misani — ed Annalisa Fontana (Studio EffeErre) per le preziose indicazioni bibliografiche.


Bibliografia

  • Chiara Zangarini, Misani, ed. Pietro Macchione Editore, 2015.
  • Alessandra Quattordio, Ivo Misani (1938-1993), in “Dizionario della moda 2004”, a cura di Guido Vergani, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2003.
  • Sonia Sbolzani, Innovazione senza età, in L’Orafo dicembre 2015.

Sitografia

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