William Llewellyn Griffiths, nato in Inghilterra, è un gioielliere autodidatta che si distingue e punta ad accentuare la visibilità non solo materiale, ma anche emozionale delle proprie creazioni. La sua prima formazione deriva dalla maison di gioielleria di famiglia a Hatton Garden, Londra, ma taglia il traguardo con le peculiarità dei suoi gioielli, grazie ai molteplici viaggi che hanno soddisfatto e incrementato la sua creatività e la sua curiosità.

Enormemente ispirata da ciò che più profondo si può apporre nelle opere d’arte plasmate dalle sue mani è la sua storia personale. William celebra letteralmente ogni sfaccettatura della vita, riportando nei suoi gioielli l’antico concetto latino “Memento Mori”, ponendo l’attenzione della gioielleria nel far comprendere e apprezzare ogni attimo della vita stessa.

Così anch’egli sboccia con pazienza ed attenzione in ogni decorazione, nella scelta di ogni pietra e taglio della medesima, ogni forma, materiale, colore e simbologia. Nulla è lasciato al caso, ma tutto si ricollega all’inaspettato. Difatti fonde periodi, stili, storie e lavorazioni, per dar vita a pezzi che pecchino di banalità e suscitino invece stupore e curiosità in chi li osserva e indossa. Limitarsi non è contemplato, ma bensì spaziare nei più intricati angoli della psiche umana — scovandone l’esperienza, la ricchezza, il piacere, la conoscenza, la stranezza — è ciò che gli fornisce gli ingredienti giusti per annoverare sempre nuove creazioni.

Queste “opere d’arte” — come William stesso le definisce — traggono inoltre la loro ideazione d’origine da periodi quali il barocco e da architetture gotiche, riuscendo così ad incalzare connubi tra aspetti che, apparentemente incompatibili, si fondono e sfociano nella composizione singolare di ogni gioiello. Ciò si rispecchia analogamente anche attraverso le lavorazioni che applica per la realizzazione degli stessi. Professionista della tecnologia, ma controcorrente col rifiuto nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, non si focalizza su di un’unica tecnica, anche facilitata per gli avanzamenti tecnologici odierni, ma bensì associa a questa un processo di stampaggio ancestrale, ovvero la fusione a cera persa. Griffiths si appropria di ogni elemento compositore come uno scultore che minuziosamente scalfisce ogni dettaglio complessivamente armonico, della sua opera.

“Metal Couture” è il nome con cui questo talento emergente ha battezzato il suo primo marchio, a Melbourne (Australia), e con il quale ha deciso di proporsi per l’ottava edizione di GemGenève nel 2024. Griffiths ha reso unico l’evento presentando una passerella di gioielli straordinari, tra cui anelli decorati che evocano l’architettura delle cattedrali e orecchini che, per la loro ricchezza di dettagli, sembrano veri e propri lampadari scintillanti.

Orgogliosamente anticonformista, gestisce con padronanza i materiali con cui lavora, creando mashup mistici e dando origine ad un’innovazione orafa senza tempo. «Mi piace pensare ai miei gioielli non solo come ornamenti ma come piccole opere d’arte portatili che permettono a chi li indossa di sperimentare il senso della bellezza senza tempo di questi periodi, di portare con sé un frammento del passato nella vita quotidiana»: queste le parole di un designer avanguardista che si nutre delle stranezze, delle complessità, delle preziosità, della cura storica e della vita stessa, per generare tutto ciò che vede plasmarsi dalle sue mani come dei mondi in miniatura.

Caravelle, rondini o pugnali, sono incastonati di abbaglianti citrini, magnifici topazi o smeraldi: così Griffiths crea un impatto visivo che genera attimi di contemplazione, anche attraverso l’utilizzo dei diamanti per cui afferma: «Un diamante, anche con i suoi difetti e le sue inclusioni, resisterà sempre alla prova del tempo. Per molti anni c’è stata l’ossessione di acquistare solo pietre preziose “perfette”. Eppure, sono proprio le imperfezioni e le inclusioni delle pietre preziose a rappresentare le indicazioni essenziali della loro purezza. Sempre più spesso queste inclusioni vengono viste come un elemento di bellezza, poiché aggiungono unicità alla pietra anziché renderla imperfetta. Sono le imperfezioni di un matrimonio che lo rendono veramente bello».
Ogni meccanismo raffinato e bizzarro, moderno e antico, innovativo e storico, celebra chi si pone ribelle alla vita, solo per poterla sentire reale e vissuta in ogni aspetto che la comprenda, compreso il mondo orafo: quello di William Llewellyn Griffiths.
















