Nel corso del tempo il lavoro dispiegato di alcune famiglie storiche specializzate nella lavorazione del corallo ha permesso di costituire collezioni tanto articolate da potersi considerare dei veri e propri musei.

Museo Antonino De Simone, Collana destinata al mercato nigeriano, lavorazione napoletana, XIX secolo. Corallo del Pacifico
Museo Antonino De Simone, Collana destinata al mercato nigeriano, lavorazione napoletana, XIX secolo. Corallo del Pacifico. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Insediato a Torre del Greco, in quella che è considerata la città culla della lavorazione dell’oro rosso, il Museo De Simone si distingue per la ricca ricerca e collezione di pregiatissimi gioielli e oggetti etnici antichi.

Museo Antonino De Simone, Anello, Nord India o Nepal, XX secolo. Oro e corallo
Museo Antonino De Simone, Anello, Nord India o Nepal, XX secolo. Oro e corallo. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Dai mille volti dell’India alla cultura islamica, dalle usanze matrimoniali alla vita quotidiana: un percorso che attraverso gli occhi conduce in luoghi e tempi lontani.

Introiettati nei costumi occidentali a partire dagli anni ’60 con il dilagante fenomeno della cultura hippie, i gioielli etnici sono diventati nel tempo icona radicata di anticonformismo, ancorandosi alla cultura giovanile.

Museo Antonino De Simone, Orecchini Sud India, XX secolo. Gli orecchini si sviluppano intorno ad un ventaglio di grani di Corallo con al centro, sbalzato nell’oro, un pavone
Museo Antonino De Simone, Orecchini Sud India, XX secolo. Gli orecchini si sviluppano intorno ad un ventaglio di grani di Corallo con al centro, sbalzato nell’oro, un pavone. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Pace, amore e fratellanza, gli ideali simbolo che hanno fatto da ponte tra due culture apparentemente agli antipodi, ma che attualmente si scoprono contaminate nello stile bohémien come nel Jewellery layering trend: tanti e diversificati monili ricchi di colori, forme inedite e intrecci ricercati.

Museo Antonino De Simone, Scatola amuleto gàu, Nepal, XIX secolo. Argento dorato, corallo e pietre semipreziose
Museo Antonino De Simone, Scatola amuleto gàu, Nepal, XIX secolo. Argento dorato, corallo e pietre semipreziose. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Un immaginario favoloso e suggestivo quello etnico, che da esclusivo appannaggio di accaniti viaggiatori, grazie all’entusiasmo e allo spirito d’intraprendenza di Antonino De Simone, rivive quotidianamente per la pubblica fruizione, in monili ammalianti, simbolici e custodi di un crogiuolo antropologico eterogeneo: bracciali, collane, collari, orecchini piccoli o extralunghi, cavigliere e diademi, per la gioielleria tradizionalmente riconosciuta, abbracciando contestualmente ambiti trasversali e dunque copricapi, pugnali, spade, utensili da cucina, piatti, scatole amuleto, portagioie.

Museo Antonino De Simone, Collana Tajera, Fez, Marocco, XIX secolo. Smalti policromi, perle, smeraldi e corallo
Museo Antonino De Simone, Collana Tajera, Fez, Marocco, XIX secolo. Smalti policromi, perle, smeraldi e corallo. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano e Marco Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Immancabili gli ornamenti da testa, fino ai più moderni e futuristici concept di copriunghia. Turchesi, coralli, pietre preziose avvolte da oro e argento sapientemente lavorati.

Un patrimonio unico al mondo che oggi continua ad arricchirsi grazie all’operato di Gioia De Simone, figlia e degna erede di Antonino, che, alla scomparsa improvvisa del padre nel 2010, ne ha raccolto il testimone, fornendo nuova linfa ad un progetto così lungimirante di crescita culturale collettiva.

Museo Antonino De Simone, Bracciale, manifattura genovese, Angelo Cadeddu, XIX secolo. Bracciale composto da elementi in Corallo articolati da collegamenti in argento dorato
Museo Antonino De Simone, Bracciale, manifattura genovese, Angelo Cadeddu, XIX secolo. Bracciale composto da elementi in Corallo articolati da collegamenti in argento dorato. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Fil rouge rintracciabile nell’intera collezione è la presenza del corallo, l’elemento ornamentale più antico, amato e indossato: una pregiata collana marocchina di fine XIX secolo intravista in una vetrina a Parigi bastò ad Antonino per intuire che quello era il medesimo corallo lavorato nell’azienda di famiglia.

Dal Mediterraneo all’Estremo Oriente, passando per Africa e America, il Corallium Rubrum ha tracciato un percorso oggi riconoscibile come “la via del corallo”, una complessa rete di itinerari che, da secoli, alimenta la passione e gli scambi commerciali internazionali.

Museo Antonino De Simone, Bracciali Zuni, XX secolo. Bracciali realizzati a tarsie di madreperla su corallo e madreperla e corallo su turchese. La decorazione riproduce la simbologia del granturco
Museo Antonino De Simone, Bracciali Zuni, XX secolo. Bracciali realizzati a tarsie di madreperla su corallo e madreperla e corallo su turchese. La decorazione riproduce la simbologia del granturco. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Da vero e proprio Archivio di raccolta, il Museo De Simone rappresenta la ricostruzione, passo dopo passo, di una parte importante di storia di quel corallo che, forato da parte a parte sul lato lungo, è tanto caro ai torresi. Un luogo di confronto e connessione dal carattere cosmopolita, dove le distanze si accorciano e ci si può sentire cittadini del mondo.

Museo Antonino De Simone, Collana Maometti, manifattura napoletana, per il mercato Nord africano, ultimo quarto XIX secolo. Corallo
Museo Antonino De Simone, Collana Maometti, manifattura napoletana, per il mercato Nord africano, ultimo quarto XIX secolo. Corallo. (Photo: Archivio dell’arte, Luciano Pedicini, Courtesy of Museo Antonino De Simone)

Articolo pubblicato su Alkimiya Magazine nr. 1 – Estate 2023.

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