La sua è una ricerca che integra processi di progettazione digitale con processi di produzione artigianali e che mette in evidenza le caratteristiche delle pietre. Diamanti, Zaffiri, Tsavorite per celebrare la bellezza rara e impetuosa di uno degli uccelli più piccoli e amati al mondo: il colibrì e la sua gioia di vivere.

Hummingbird è il mono orecchino con cui Eleonora Federici, designer di origini pavesi, porta il bello e ben fatto tipici del made in Italy in alto nel mondo, vincendo nel 2022 due importanti competizioni: “A’ Design Award” nella categoria Jewelry, Eyewear and watch design e il “C-Idea Design Award”.

Sorpresa, è la sensazione che ho provato nel vedere per la prima volta le foto dei tuoi gioielli. Anelli cocktail soprattutto, di presenza, amatissimi dalle donne e veicolo di eccentricità, dei quali la pietra è protagonista. «Le gemme sono il prisma attraverso cui vediamo i colori della terra». Come avviene questo incontro?
È una questione istintiva ed emozionale che mi pone in connessione con la pietra nel momento stesso in cui la vedo. È come quando conosci una persona e nei primi 30 secondi capisci se hai feeling o no. I minerali trattengono in sé una profonda magia, che si relaziona non solo alla loro provenienza e formazione, ma alla loro stessa struttura. Sono l’esplicitazione della bellezza e della ricchezza della nostra terra, combinazioni inedite, casuali ma perfette, ed è l’uomo che, dal grezzo, con la sua abilità riesce a tagliarle e faccettarle senza mai snaturarle.


Forza simbolica e apotropaica, grande patrimonio di leggende e credenze, tramandato nei secoli, le pietre sono custodi di segreti e storie da raccontare, alcune più di altre. La tua prediletta è l’opale. È una scelta oppure hai un legame con questa pietra?
Meraviglia ed entusiasmo: sono le emozioni che prevalgono nell’incontro con una gemma, oltre al desiderio del possesso. Ciò che mi lega all’opale è la magia dei suoi colori, il loro contatto con la luce e i cambiamenti che ne risultano. È qualcosa di straordinario. Ciò che oggi rende l’opale poco apprezzato, almeno in Italia, è purtroppo la credenza connessa secondo cui porti male.


In che modo le tue radici hanno influenzato il tuo percorso formativo/professionale?
Quella che oggi gestiamo io e mio fratello è la gioielleria di famiglia. Era stata fondata nel 1980 da mio padre qui a Pavia. Fin da piccola sono stata introdotta al mondo dell’arte e della gioielleria, alta orologeria, fiere di settore e mostre. Dopo il liceo classico ho scelto Lettere con indirizzo Storia dell’arte. Quando ho deciso di entrare in negozio e continuare l’attività dei miei ho capito che mi mancavano dei pezzi: ho studiato gemmologia all’IGI di Milano ed è stato questo il primo passo importante, poiché mi si è aperto un mondo che mi ha letteralmente fatta innamorare delle pietre. Finalmente sono entrata in negozio occupandomi della parte creativa, quindi legata al design, finchè, trascorsi alcuni anni, ho deciso di mettere le mani in pasta. Mi ci sono voluti svariati anni per imparare, sotto la guida di maestri, l’arte della lavorazione orafa. Nel 2021, con il corso del GIA, dove ho imparato ad usare i software per la progettazione 3d, ho completato la mia conoscenza e formazione.

Articolo pubblicato su Alkimiya Magazine nr. 1 – Estate 2023.















