La galleria milanese Babs Art Gallery, con la mostra From Our Archive, presenta gioielli d’artista che sono una sintesi della storia dell’arte dal Novecento ad oggi.
La galleria, la prima in Italia dedicata ai gioielli d’artista, fin dalla sua apertura nel 2018 ha da sempre raccolto e custodito pezzi unici, storici e iconici realizzati da artisti, oltre a coordinare il lavoro di contemporanei per realizzare gioielli concepiti come piccole “sculture da indossare”, creati in esclusiva per la galleria.
Col passare del tempo Babs Art Gallery ha creato un tesoro di opere rare e su commissione, uniche in Italia e in Europa. Sono presenti gioielli-scultura di Giò e Arnaldo Pomodoro, Fausto Melotti, Niki de Saint Phalle, Man Ray, Jean Cocteau, Salvator Dalì, Pietro Consagra e molti altri.
Tutte le opere ospitate racchiudono una grazia particolare, legata alla poetica degli artisti, alla manualità degli orafi e ai materiali con cui sono realizzate. Nello spazio espositivo si possono vedere pezzi unici o in serie limitata, realizzati a partire dal 1950. Le produzioni dei grandi nomi degli artisti raccontano come il gioiello permise agli artisti di trovare nuove vie espressive, sperimentare con forme e materiali.

Fausto Melotti, con la sua collana “Ruote” in oro rosa con ciondolo, ha realizzato nel 1984 un lavoro in cui spicca la maestria nel dar vita a composizioni senza peso e perfette. Le caratteristiche salienti che risultano costanti in Melotti sono il geometrismo, lo studio dell’astrazione, che lo porta ad utilizzare elementi realistici ma non accurati scientificamente, e il disporre gli elementi in modo che ricordino un ritmo musicale, un particolare che rimanda alla sua formazione da musicista. Le sculture per cui è maggiormente conosciuto sono costituite da elementi geometrici realizzati con metalli (ottone, ferro e oro) lavorati in filamenti sottili, dando vita a composizioni eteree, quasi fragili.

Giorgio Facchini predilige l’oro bianco e smeraldi per realizzare una collana (1961) fatta di complessi incastri geometrici. Giò Pomodoro, maestro marchigiano, orafo, incisore e scultore, ci stupisce con la bellissima collana “Sfere meccaniche”. In oro puro, rosso e bianco, rimodula in scala le ricerche plastiche dell’artista, illustrandone le finissime abilità orafe e incisorie. Le sue opere, caratterizzate da un mix di linee sinuose e simbologie profonde, sono testimonianza della sua abilità nel creare suggestioni visive uniche. Pomodoro ha saputo trasferire nelle sue sculture un equilibrio armonioso tra forma e materia, esplorando temi esistenziali e metafisici.


La galleria ha inoltre allestito alle pareti, per restituire con più forza il contesto in cui si è sviluppato questo genere, una serie di scatti di Ugo Mulas. La serie fotografica in bianco e nero, realizzata nel 1969, immortala i gioielli di Pietro Consagra, Lucio Fontana, Lidia Silvestri, Man Ray e Edival Ramosa.

In mostra anche lavori in serie e collezioni. Tra questi Alex Pinna con due opere: l’anello “How deep is your love?” e la collana “Last night a DJ saved my life”. Le creazioni sono caratterizzate dalla presenza dei suoi omini dalle forme sottili e allungate, la prima in oro e legno ebano, mentre la seconda in argento.

Le figure esili, fragili, condite di un’ironia squisitamente contemporanea, raccontano un’umanità in bilico, alla ricerca di un punto di equilibrio. L’artista riesce nella difficile impresa di comunicare emozioni, sentimenti, tratti psicologici senza il bisogno delle espressioni del volto, ma con il solo incurvarsi pensoso di una schiena o con l’inclinarsi del corpo in precarie situazioni di disequilibrio, lasciando nello spettatore un sottile senso di instabilità esistenziale.


Anche Chiara Dynys è rappresentata con due collane realizzate nel 2019, “Look at you”, in argento e smalti, e “A stone in a cage”, una gabbia in bronzo e argento che protegge una luminosa pietra rossa. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta, ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili a un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell’anomalia, della variante, della «soglia» che consente alla mente di passare dalla realtà umana a uno scenario quasi metafisico.

Di Ugo Nespolo è esposto il bracciale “Città”, del 2019. In argento e smalti, rappresenta un paesaggio urbano che sintetizza la giocosa allegria delle sue sculture più grandi. La sua produzione, mai legata in maniera esclusiva a un unico filone, si caratterizza sin dall’inizio per un’accentuata impronta ironica, trasgressiva, ludica, per un personale senso del divertimento che rappresenterà sempre una sorta di marchio di fabbrica. Negli anni Settanta Nespolo inizia anche la sperimentazione con tecniche (ricamo, intarsio) e materiali inconsueti (alabastro, ebano, madreperla, avorio, porcellana, argento), come indice di una tensione costante per la ricerca e di una notevole versatilità creativa, condizioni indispensabili per un artista contemporaneo.

Tania Pistone, nota per la sua esplorazione astratta ma profondamente emotiva dell’impatto visivo del linguaggio, espone la coppia di orecchini “Rongorongo”, che declina in oro e smalto la sua ricerca sugli alfabeti indecifrabili.
La mostra si chiuderà il 20 Settembre 2024.

















