«Provengo da una famiglia modesta». E la prima impressione che si ha di Generoso De Sieno è che sia davvero una persona modesta e umile.

Ai suoi tempi, lei che non proveniva da una famiglia agiata, è riuscito comunque ad entrare in questo mondo riservato a pochi eletti… come ha fatto?

All’epoca non c’erano corsi di formazione professionali. Sono entrato nella prima bottega, il luogo della creatività artigianale italiana, a 12 anni.

Cosa faceva?

Cosa facevo? Quello che in quegli anni faceva un apprendista: spazzavo a terra, pulivo i bagni, lavavo la macchina del principale, gli andavo a prendere il pranzo. Quando avevo 15 anni, il più giovane in bottega ne aveva 33.

Generoso 1970, dettaglio di lavorazione orafa.
Generoso 1970, dettaglio di lavorazione orafa. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Quanto guadagnava?

500 lire a settimana. Ero sottopagato.

Le andava bene questo trattamento?

Non credo che oggi un ragazzo sarebbe contento di lavare i bagni per questa cifra.

Generoso 1970, Ciondolo Miele, 2018. Ciondolo con opale di fuoco, diamanti fancy, oro bianco e giallo.
Generoso 1970, Ciondolo Miele, 2018. Ciondolo con opale di fuoco, diamanti fancy, oro bianco e giallo. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Come si fa allora a fare un’impresa come la sua, partendo da quel tempo, quando aveva 12 anni nelle vecchie botteghe degli Orefici a Napoli?

Devo tornare indietro e raccontare la mia storia. Ho cominciato in una bottega che faceva produzione in serie di gioielli in stile antico.

Cosa ricorda dei primi giorni in bottega?

Ero stupito e catturato dalle cose che mi apparivano preziose, mi sembrava di stare in una grotta piena di tesori. Ero attratto, per esempio, da un anziano artigiano che creava dal nulla delle spille. Mi ricordo di un vecchietto che chiamavamo Giovanni “‘a mitragliatrice”: faceva trafori intriganti a grande velocità. Guardavo tutto e volevo capire tutto. E mi resi conto subito che il vero lavoro risiedeva proprio nelle mani, nella manualità. Fu così che chiesi di trattenermi oltre l’orario di lavoro e di essere sollevato dai compiti riguardanti la produzione in serie, per interessarmi invece dei gioielli che venivano rifiniti in modo speciale.

Generoso 1970, Anello Miele, 2018. Anello con opale di fuoco, diamanti fancy, oro bianco e giallo.
Generoso 1970, Anello Miele, 2018. Anello con opale di fuoco, diamanti fancy, oro bianco e giallo. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Un ragazzo come lei, a quei tempi, in media quante ore al giorno lavorava?

Entravo verso le 7, prima di tutti, ed ero l’ultimo ad andare via, a volte anche alle 11 di sera.

Un percorso un po’ diverso da quello riservato ai ragazzi attualmente. Solo pratica. Nessuna scuola, nessuna formazione professionale…

Sì, magari oggi i ragazzi seguono corsi, ma il loro inserimento nelle aziende resta precario. Le aziende riescono ad avere sussidi per gli apprendisti per pochi mesi. Ai ragazzi si fa credere, sbagliando, che trascorso tale periodo abbiano già tutte le competenze.

Perché invece non è così?

Rispondo con una domanda. Qual è la differenza tra, mettiamo, un medico e un fabbricante di gioielli?

Certo, sono due mestieri alquanto diversi…

Ma richiedono la stessa dedizione e la stessa capacità di approfondimento specialistico. Un medico comincia dalle elementari, poi le medie, il liceo, l’università e tanta pratica. La stessa strada la deve percorrere chi vuole costruire bene un gioiello.

Generoso 1970, Collana Gemme, 2017. Ciondolo con quarzo citrino, topazio, ametista, diamanti, oro rosa e bianco.
Generoso 1970, Collana Gemme, 2017. Ciondolo con quarzo citrino, topazio, ametista, diamanti, oro rosa e bianco. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Dunque qual è stata la sua Università?

Gianni Virgilio.

Chi è Gianni Virgilio?

Negli anni ’70 Virgilio era la più grande fabbrica di gioielli napoletana. Il padre si era formato in Francia e aveva portato in Italia la lavorazione del platino.

Nella zona degli Orefici?

No, a via Cervantes. Era un ambiente da mozzare il fiato. Da loro vidi diamanti così grandi che si dovevano prendere con le mani e non con le pinzette. Si faceva lavoro a filo, oggetti molto delicati, in pieno stile anni ’60. Da loro c’erano i migliori maestri dell’epoca.

Come era organizzata l’azienda Virgilio?

Portarono a Napoli una gestione nuova, basata sulla specializzazione di ciascuna fase di lavorazione. Ogni reparto doveva eccellere nelle proprie competenze specifiche.

Lei di cosa si occupava?

Ero il più giovane e facevo da tappabuchi. Dove c’era bisogno mandavano me e così fui costretto ad imparare tutto.

Generoso 1970, Orecchini Raggi, 2019. Orecchini con rubini, diamanti, oro giallo.
Generoso 1970, Orecchini Raggi, 2019. Orecchini con rubini, diamanti, oro giallo. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Quando inizia la storia di Generoso 1970?

Nel 1980 ho cominciato a fare da solo. Fino al 1994 avevo un socio, Antonacci, poi gradualmente si sono inseriti i miei figli e mia moglie.

Dai suoi gioielli si percepiscono le sue radici legate agli stili degli anni ‘60…

Certamente, poi è stato il dialogo con i miei figli ad aprirmi all’innovazione.

Quando?

Ricordo che nel 1996 siamo stati forse i primi a Napoli ad utilizzare una stampante 3D. L’avevamo in un luogo nascosto come un segreto da non divulgare. Oggi ce l’hanno tutti. Ma a dire il vero non sono sicuro che le tecnologie siano usate sempre nel migliore dei modi.

Perché?

Perché certamente si può vedere un gambo piegato alla perfezione già nel progetto al computer. Però il nostro lavoro non finisce qui. È spesso trascurata la fase della rifinitura e questa è una cosa che non so spiegarmi. Abbiamo raggiunto una precisione impensabile grazie a questi nuovi strumenti e poi il gioiello difetta nei dettagli finali.

Generoso 1970, Spilla Mascherone, 2010. Spilla in corallo intagliato a mano, diamanti bianchi e neri, oro giallo e bianco.
Generoso 1970, Spilla Mascherone, 2010. Spilla in corallo intagliato a mano, diamanti bianchi e neri, oro giallo e bianco. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Ma se un esperto e rinomato gioielliere come lei solleva una questione così cruciale, qualche possibile spiegazione la può azzardare per i nostri lettori…

Riesce bene la fase più difficile e ci si perde nella fase finale di rifinitura. Oggi si è smarrito il valore dell’accuratezza richiesta all’artigiano. Si vede un gioiello in modo sommario, da lontano, ed i difetti vengono nascosti. Il pezzo invece deve avere gli spessori giusti. Questa trascuratezza non me la spiego. Tutto ciò sarà forse dovuto alla nostra epoca che esige consumi rapidi di oggetti che non sono più costruiti per durare. Io però insisto su un punto focale: se la perfezione era il target 30 anni fa senza grandi aiuti tecnologici, perché non pretenderla oggi? Spesso ne discuto con i miei figli.

Cambiamo discorso. Mi diceva prima che trova curioso che il suo nome sia più popolare in Spagna che non in Italia…

Siamo conosciuti in Italia, ma in Spagna di più. Quando espongo un gioiello interessante a Madrid in fiera, il giornalista che fa il suo dovere si ferma e mi fa un’intervista. In Italia invece preferiscono qualcuno che dà qualcosa in cambio della visibilità.

Generoso 1970, Anello Delizia, 2014. Anello con perla, diamanti, oro bianco e rosa.
Generoso 1970, Anello Delizia, 2014.
Anello con perla, diamanti, oro bianco e rosa. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Eppure la vediamo sul Mattino a proposito dei gioielli di Maria Chiara Principessa di Borbone…

Tutto cominciò nel 2014, ci fu un evento nella Chiesa di Santa Chiara a cui partecipavano Reali di varie nazioni. Mi furono chiesti dei gioielli da far indossare alla Principessa Beatrice di Borbone, e alla Principessa Camilla, sorella e moglie di Carlo di Borbone, e fu proprio quest’ultima a farmi notare che non poteva indossare i miei orecchini poiché non aveva i fori ai lobi.

E allora cosa successe?

Mi presi l’impegno di togliere il perno e consegnarle il giorno dopo quegli stessi orecchini in modo che li potesse indossare senza che fossero stretti né larghi. Le dissi: «Se li perde non si preoccupi: sono io a perderli; se le fanno male se li tolga».

Se li tolse?

No, anzi, fece qualcosa che mai mi sarei aspettato: mi abbracciò dicendomi che era stata entusiasta dei nostri gioielli e mi chiese di modificare la chiusura di tutti i suoi orecchini. Poi a mia insaputa sono stato nominato fornitore ufficiale della Casa Reale. Recentemente ho realizzato per la Principessa Maria Chiara di Borbone, figlia di Beatrice, una Tiara per i suoi 18 anni.

Generoso 1970, Tiara, 2022. Tiara con diamanti, corallo, oro bianco e rosa.
Generoso 1970, Tiara, 2022. Tiara con diamanti, corallo, oro bianco e rosa. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Perché Beatrice di Borbone ha scelto i suoi gioielli? Perché una donna comune sceglie i suoi gioielli?

I gioielli hanno bisogno delle persone. Sono creati per il desiderio di essere indossati. E poi tra il gioiello e la persona nasce un rapporto diretto, una storia. Ogni persona vive il proprio gioiello nel proprio modo, lo indossa nel proprio stile. Per questo penso che i gioielli siano creazioni uniche.

Generoso 1970, Orecchini Fiori, 2015. Orecchini in corallo, diamanti e oro giallo.
Generoso 1970, Orecchini Fiori, 2015. Orecchini in corallo, diamanti e oro giallo. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Quali sono le due parole chiave per descrivere i gioielli Generoso 1970?

Unicità e amore. Io vedo i gioielli in chiave artistica, nel loro essere unici. Non c’è un gioiello che non sia fatto per l’amore: dalla nascita di un bambino alle tante occasioni della vita, il gioiello resta sigillo indelebile delle nostre emozioni.

Generoso 1970, Orecchini e Bracciale Pianeti, 2019. Orecchini e bracciale in corallo, diamanti e oro rosa e bianco.
Generoso 1970, Orecchini e Bracciale Pianeti, 2019. Orecchini e bracciale in corallo, diamanti e oro rosa e bianco. (Photo Studio Felix Lamberti, Courtesy of Generoso 1970)

Articolo pubblicato su Alkimiya Magazine nr. 1 – Estate 2023.

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