La nuova collezione Indian Song della jewelry designer parigina Lydia Courteille omaggia la straordinaria vastità dei colori che ornano le suggestive città indiane, visitate durante un suo viaggio in Oriente.

Seguendo gli stessi passi del viaggiatore francese Jean-Baptiste Tavernier nel XVII secolo, la Courteille è stata in grado di riprendere la maestosità dei monumenti e l’unicità della tradizione indiana trasformandole in pezzi unici e preziosi.

(Foto: Lydia Courteille)

TEMPLI E SCULTURE DA INDOSSARE

UN TEMPIO DI SANDALO E TORMALINA

Proprio come fece Tavernier, la prima tappa del suo itinerario è stata ai templi di Khajuraho, costruiti tra il X e l’XI secolo sotto la dinastia Chandela, famosa proprio per la sua particolare attenzione verso l’architettura.

La Courteille ha dedicato ai monumenti, divenuti patrimonio dell’UNESCO nel 1986, un anello dalle caratteristiche semplici e complesse allo stesso tempo, combinando il beige del legno di sandalo, che funge da base e che richiama il colore delle facciate dei templi, con il rosso acceso della tormalina incastonata.

L’artista francese ha abilmente ripreso l’esplicito erotismo delle sculture delle facciate, il cui scopo è probabilmente legato all’invito ai pellegrini di lasciare alle spalle tutto ciò che appartiene ai piaceri terreni prima di addentrarsi nelle mura del sacro tempio.

Anello dedicato al tempio Khajuraho. (Foto: Lydia Courteille)
Particolare delle sculture erotiche che compongono tempio di Lakshmana, parte del complesso dei monumenti di Khajuraho, in India. (Foto: YashiWong/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 3.0)

UN ANELLO ALTO 14 TORRI

Tra un tempio e l’altro, Lydia raggiunge Minakshi (XII-XVIII sec.), nella città di Madurai, tappa che ha ispirato un gioiello estremamente particolare, che riproduce il complesso delle 14 torri scolpite e gli stucchi dipinti del santuario dedicato al dio Shiva e alla sua consorte Parvathi. All’interno dell’anello è racchiuso il volto della divinità, visibile attraverso l’apertura di un lato.

La preziosità del gioiello è dettata dall’utilizzo di zaffiri cabochon, rubini e spinelli, che riprendono proprio i motivi delle facciate del tempio. Lo smeraldo inciso, inoltre, rievoca lo splendore dell’era Moghul e la presenza del serpente in zaffiro rosa, posto su entrambi i lati dell’anello, rappresenta la figura semidivina di Naga, guardiano dei tesori della terra, nonché governatore degli inferi.

Anello dedicato al tempio di Minakshi, aperto. (Foto: Lydia Courteille)

«Per iniziare a creare bisogna essere ribelli, abbastanza coraggiosi da rifiutare ciò che è già stato stabilito»

Lydia Courteille

Anello dedicato al tempio di Meenakshi, chiuso. (Foto: Lydia Courteille)
Il tempio di Minakshi a Madurai, in India. (Foto: Mike Prince/Wikimedia Commons, License CC BY 2.0)

UN OMAGGIO ALQUANTO INSOLITO

Per il tempio di Karni Mata, Lydia Courteille ha deciso di stravolgere le aspettative del suo pubblico e realizzare un anello dalle caratteristiche inusuali.

L’antico tempio ospita migliaia di ratti che vengono onorati ogni giorno dalla popolazione, in quanto, secondo la tradizione, Lakshman, figlio di Karni Mata, affogò tentando di bere da uno stagno. A lui e ai suoi parenti maschi fu permesso dalla dea della morte di reincarnarsi in topi, perciò mangiare cibo sgranocchiato dai ratti è considerato un onore.

La stilista per questo motivo ha creato un anello cha rappresenta sei topi che bevono da un recipiente di latte.

Anello dedicato al tempio di Karni Mata. (Foto: Lydia Courteille)
Anello dedicato al tempio di Karni Mata, visto dall’alto. (Foto: Lydia Courteille)
Topi bevono latte nel tempio di Karni Mata a Deshnoke, in India. (Foto: Günther Jontes/Wikimedia Commons, License CC BY 4.0)

UN TAJ MAHAL AL COLLO

Non poteva mancare tra le soste della designer la visita al Taj Mahal, a cui è dedicata una collana in smeraldi incisi, cristalli di rocca e zaffiri, che riprendono la chiarezza del marmo bianco del mausoleo, una delle Sette Meraviglie del Mondo moderno.

Il tono romantico che la collana evoca combacia perfettamente con la storia che si nasconde dietro la costruzione del mausoleo, fatto erigere dall’imperatore Shah Jehan tra il 1632 e il 1653 in memoria della sua defunta moglie Mumtaz Mahal, la sua preferita.

Negli scritti di Jean-Baptiste Tavernier si legge che Shah Jehan sognava e intendeva costruire un’immagine speculare del Taj Mahal sul lato opposto del fiume Yamuna, in marmo nero, collegato a quello in marmo bianco da un ponte.

Il Taj Mahal è considerato un gioiello architettonico di dinastia Moghul che combina insieme influenze architettoniche islamiche, ottomane, indiane e iraniane.

Collana dedicata al Taj-Mahal. (Foto: Lydia Courteille)
Il Taj Mahal. (Foto: Anuragtripathi/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 4.0)

QUANDO LA MITOLOGIA INCONTRA LA GIOIELLERIA…

Mahabalipuram, nota in Italia anche come Mamallapuram, è un altro meraviglioso sito che ha catturato l’attenzione di Lydia Courteille. È una town-panchayat, una particolare forma di amministrazione indiana individuale.

Si presenta con enormi rocce di granito che sembrano essere arrivate dal nulla e che si trovano isolate e solitarie sulle spiagge del regno Pallava nel Tamil Nadu. È considerata patrimonio dell’umanità e ospita il rilievo rupestre “Discesa del Gange” in diverse scritture indù e il tempio di Shore dedicato al dio Shiva.

Le rocce illustrano i racconti di tradizione induista scolpiti nelle rocce di granito, tra cui la nascita della figura semidivina Naga. Da qui la collana rigida disegnata dalla Courteille, i cui pendenti alle estremità rappresentano proprio la divinità.

Collana dedicata alla dea Naga. (Foto: Lydia Courteille)
La Penitenza di Arjuna, o Discesa del Gange, un bassorilievo scolpito in un unico blocco di granito di 29 metri di lunghezza per 9 di altezza situato a Mahabalipuram, in India. (Foto: Jean-Pierre Dalbéra/Wikimedia Commons, License CC BY 2.0)

LA FAUNA DELL’INDIA COME GIOIELLI

PAVONI E CIGNI

Per la Porta del Pavone nel palazzo della città di Jaipur Lydia ha realizzato una collana che ricorda il volatile raffigurato sulla porta.

In realtà la scelta del soggetto è molto personale, poiché il pavone ha accompagnato la designer durante tutte le sue odissee lungo la Via della Seta, incontrandolo per la prima volta a Costantinopoli e poi nei simboli dello zoroastrismo nel suo viaggio di scoperta a Samarcanda e Khiva. Ora, ancora una volta, in India, lo ritrova sulla famosa Porta del Pavone di Jaipur.

Ma quali sono le gemme che compongono questa creazione di gioielleria?

L’artista ha utilizzato: oro 18k; 1 vaso di vetro; 11 tanzaniti (per un totale di 20,8 carati); 10 opali (per un totale di 4,4 carati); 11 smeraldi (per un totale di6,6 carati); 40 perline di apatiti; 60 smeraldi e tanzaniti; 39 zaffiri gialli; 14 apatiti (per un totale di 15 carati); 4 tormaline gialle (per un totale di 7,85 carati); 238 perline di zaffiri (per un totale di 105,88 carati); 585 zaffiri (per un totale di 24,17 carati); 30 diamanti bianchi (per un totale di 0,91 carati); 330 tsavoriti, 92 zaffiri gialli.

Collana dedicata alla porta del Pavone di Jaipur. (Foto: Lydia Courteille)
Porta del Pavone a Jaipur, India. (Foto: Justin Morgan/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 2.0)

Come risaputo, la tradizione indiana è ricca di figure divine.

La dea Sarasvati, per esempio, è la prima delle tre grandi dee dell’induismo. Dea del linguaggio e dell’eloquenza, patrona di ogni arte e scienza, non poteva non appartenere alla magnifica collezione Indian Song.

La Courteille rende omaggio alla dea a quattro braccia creando un gioiello che simboleggia purità e bellezza, un cigno e un pavone, due creature che accompagnano la dea ovunque lei vada.

Anello dedicato alla dea Sarasvati. (Foto: Lydia Courteille)
La dea Sarasvati in un dipinto del pittore indiano Raja Ravi Varma. (Foto: Yann/Wikimedia Commons, Pubblico dominio)

IL PAPPAGALLO, SIMBOLO DI BELLEZZA E COLORE

Pendenti che omaggiano la natura. (Foto: Lydia Courteille)

La Courteille ha idealizzato la bellezza del pappagallo e l’ha trasformata in splendidi orecchini, alle cui chiusure (perno e farfalla) sono sorprendentemente agganciati degli elementi pendenti che riproducono la coda dell’animale. La disegnatrice riprende le caratteristiche di un tipico turbante di tradizione indiana del XIX secolo, che presenta per l’appunto un pendente come accessorio.

Per la realizzazione vengono utilizzati smeraldi incisi che ricordano lo splendore dei tempi passati.

ELEFANTI E COLORI DEL DIWALI

Per omaggiare la vivacità dei colori del festival di Diwali, la cosiddetta “festa delle luci”, che simboleggia la vittoria del bene sul male, Lydia ha realizzato un particolare anello a forma di Elefante, sacro animale della tradizione induista, dai toni dinamici ed esuberanti.

Anello che omaggia il festival di Diwali. (Foto: Lydia Courteille)

Non ci resta che attendere il suo prossimo viaggio per scoprire a quali luoghi e a quali opere si ispireranno le prossime creazioni!

La jewelry designer Lydia Courteille. (Foto: Lydia Courteille)
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