Il volume “If Jewels Could Talk” (Se i gioielli potessero parlare”) approfondisce in 288 pagine la storia e il significato culturale dei gioielli, identificando per la prima volta i sette gioielli che ci collegano a tutto il mondo, dal passato al futuro. Come storica dei gioielli, redattrice di British Vogue, stilista e ora conduttrice di un podcast, Carol Woolton ha le carte in regola per accompagnare i lettori in un tour a tappe attraverso l’affascinante storia di cerchi, anelli, perline, ciondoli, spille, polsini e ornamenti per la testa. Intrecciando esempi provenienti da culture di tutto il mondo, Carol scoprirà storie incredibili su torques d’argento vichinghe, giada imperiale in Cina, anelli Posy del XVI secolo, gemme organiche, motivi a serpente, intaglio di cammei romani, gioielli nuziali indù, oro etrusco, monete greche antiche, piercing, “maiali da sposa” in Cina, tiare e cavigliere, solo per citarne alcuni.

“If Jewels Could Talk” fa luce su tutto ciò che luccica. Carol Woolton racconta: «In qualsiasi momento della storia della Terra siate nati su questo pianeta, in qualsiasi cultura o civiltà siate nati, tutti noi indossiamo essenzialmente le stesse cose. Pur rimanendo creature sociali, i gioielli ci forniranno sempre qualcosa a cui aggrapparci. Questo libro documenta questa necessità».

L’autrice nel libro mette in discussione vari punti, rispondendo a domande come: quali sono i modi in cui ogni civiltà divulga i proprio segreti attraversano i gioielli; qual è stato il primo accessorio di moda al mondo; come la tecnologia ci permetterà di progettare e realizzare gioielli in futuro e qual è il futuro della gioielleria. Inoltre, Woolton racconta varie storie del passato e del presente sui gioielli.

Orecchini e pirateria
Durante l’epoca d’oro della pirateria, nel XVII e XVIII secolo, in gran parte d’Europa vigeva una serie di leggi suntuarie che regolavano l’abbigliamento delle persone, prescrivendo i colori che potevano indossare e controllando chi poteva indossare gioielli. Agli uomini non era consentito indossare gioielli e chi si rifiutava di obbedire a queste leggi poteva incorrere in una pesante multa o addirittura finire in carcere. I vestiti sgargianti dei pirati e i gioielli d’oro potrebbero essere stati una risposta diretta a queste leggi, rendendo i loro orecchini un simbolo di ribellione e una scelta sovversiva di infrangere le regole.
Quando la Chiesa vietò i piercing
Nel corso della storia, il piercing ha avuto un andamento altalenante a seconda dei costumi e delle mode del tempo. Nel XIII secolo, la Chiesa cattolica vietò il piercing all’orecchio, sostenendo che alterava indebitamente l’aspetto della persona creata da Dio.
Vena amoris
L’usanza di indossare anelli al quarto dito della mano sinistra nasce dall’antica convinzione che questo dito ospitasse la “vena amoris”, una vena che si credeva conducesse direttamente al cuore. Ed è per questo motivo che da circa 4.000 anni gli anelli sono carichi del simbolismo dell’amore.
Il linguaggio non verbale degli amanti
Alla fine degli anni ‘70 del XIX secolo, spuntò una graziosa invenzione costituita da due anelli, uno rotondo per il mignolo, collegato da una catena d’oro ad un anello ottagonale recante il nome del proprietario, attraverso il quale viene fatto passare il fazzoletto. A quei tempi, l’unico modo accettabile per una donna di comunicare i propri sentimenti e le proprie intenzioni in pubblico era la comunicazione non verbale e l’anello-fazzoletto si rivelò un messaggero molto più efficiente di segnali in codice. Per esempio, quando il fazzoletto veniva tolto dall’anello e piegato, significava “voglio parlarti”, mentre “ti amo” veniva trasmesso sfiorandolo dolcemente la sua guancia. Avvolgendo il fazzoletto intorno all’indice, una signora poteva comunicare al corteggiatore la deludente notizia di essere già fidanzata. Durante i flirt, dunque, questi anelli erano strumenti preziosi per gli amanti.

Le origini del concetto di falso
Che ci crediate o no, dobbiamo ringraziare gli Egizi per il concetto di falso. Nel quinto millennio a.C., nell’antico Egitto, i ciottoli naturali e le ossa erano stati integrati da perline di corniola, lapislazzuli, diaspro, feldspato e turchese finemente lavorati. Il colore azzurro, con le sue associazioni alla fertilità e al cielo, era raro e quindi molto apprezzato nell’antico Egitto.

Coco Chanel e il simbolismo superstizioso del suo braccialetto monogrammato
L’indole superstiziosa di Coco Chanel era scritta sul suo braccialetto, che si muoveva con un mix di vecchie monete appese accanto a croci maltesi, fiori di camelia portafortuna, il numero 5 (il suo numero fortunato) e “C” intrecciate. L’uso di iniziali decorative sui gioielli è nato con l’idea del monogramma, parola tratta dal greco “mono”, che significa unico, e “gram”, che significa lettera. Due o più lettere venivano intrecciate, come la doppia “C” di Chanel. È stata la prima forma di identificazione utilizzata sulle monete romane, con i segni delle iniziali del sovrano.
L’amuleto dei pescatori
Il corallo è un organismo marino complesso e ha uno scheletro calcificato che a volte è arancione scuro o rosso sangue. Non viene estratto dalla terra come le altre pietre, ma cresce sui fondali marini, per cui viene spesso definito “l’albero della vita dell’oceano”. I marinai e i pescatori ritenevano che portare con sé un pezzo di corallo li avrebbe protetti dai rischi del mare; infatti, alcuni pescatori italiani ancora oggi non partono senza un ciondolo di corallo.
Le spille medaglione: simbolo di sostegno al movimento abolizionista del 1787
Nel 1787, quando le donne appuntavano tra i capelli alcune spille a medaglione di diaspro, mostravano il loro sostegno alla campagna contro la schiavitù. Queste placche ovali bianche raffiguravano un uomo nero schiavizzato, nell’atto di pregare, con le mani giunte e le braccia incatenate al corpo, il ginocchio destro a terra, con sopra le lettere stampate: “Non sono forse un uomo e un tuo fratello”. L’immagine è stata ripresa dal sigillo della Society for Effecting the Abolition of the Slave Trade (Società per l’abolizione della tratta degli schiavi) con sede a Londra. Le spille a medaglione divennero un emblema del movimento anti-schiavista in Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti.

L’uscita del libro “If Jewels Could Talk”, pubblicato da Gallery Books UK, è programmata per il 26 Settembre 2024 al costo di 16,99 sterline ed è disponibile in copertina rigida, in audiolibro e in e-book. A proposito del volume, sono state raccolte diverse dichiarazioni tra coloro che lo hanno letto in anteprima.
Alexandra Shulman, ex caporedattrice di Vogue: «Pieno di storie affascinanti sugli oggetti che indossiamo tutti i giorni».
Theo Fennell, designer di gioielli: «Se i gioielli potessero davvero parlare, non credo che potrebbero essere più eloquenti di quanto lo sia Carol Woolton per loro. Una lettura interessante e romantica per tutti gli amanti dei gioielli. L’ho adorato».
Sophie Dahl, scrittrice e modella: «Riflette come fin dall’inizio l’esperienza umana si sia espressa attraverso ciò che si indossava e quando. Amore, perdita, potere, coraggio, sovversione e resistenza – Carol Woolton ci porta in un viaggio avvincente e tenero attraverso lo specchio e la storia».
Jennifer Tilly, attrice: «Bello e completo… un libro splendido, ricco di aneddoti storici e di antiche superstizioni sui gioielli come talismani, protezione o dichiarazioni d’amore… un must».
Andrew Roberts, scrittore: «Nessuna persona potrebbe essere più qualificata per scrivere questa splendida opera. La sua straordinaria profondità di conoscenze, la sua raffinata abilità di scrittura e soprattutto la sua capacità di dare al suo libro un’ambientazione davvero globale, si fondono per produrre un’opera davvero notevole sia come volume da studiare sia come favola”.

















