Avete mai sentito parlare di arte mitopoietica? Probabilmente no, eppure Kim Nogueira ne ha fatto il suo marchio distintivo. Il mito è da sempre esistito nella mente dell’uomo, un mezzo per capirsi e capire ciò che lo circonda attraverso l’arte dello storytelling.
«Sono molti anni ormai che ho intrapreso un viaggio per disimparare. Questa esperienza mi ha permesso di avanzare, alla ricerca della lingua antica che mi connette al vento, all’oceano, ad una tartaruga quanto agli uccelli, alle stelle, all’umanità».
Mobilia Gallery ha dato voce a lei e molti altri artisti attraverso le esibizioni Old Meets New e New Narratives, organizzati a Cambridge, Massachusetts (Stati Uniti) tra Dicembre 2022 e Gennaio 2023. Entrambi i temi sono molto cari alla designer, che ha sempre visto il proprio lavoro come una missione, un modo per reinventarsi e riscoprirsi attraverso il design del gioiello.

«Penso sia un gioco molto sacro quello che facciamo qui sulla terra» spiega la designer «Ognuno dei miei pezzi può fungere da talismano per il recupero dell’anima, per il risveglio, per un viaggio verso i ricordi. Penso ad ognuno di loro come ad un atlante nautico in miniatura verso ciò che non si vede, l’ignoto: il mondo al di là di questo mondo»

Nelle due mostre Kim Nogueira ha proposto due pezzi assolutamente unici nel loro genere, che mostrano la creatività dell’artista e la sua capacità di unire passato e presente. Uno dei gioielli inseriti nell’esibizione New Narratives è House of Mirrors, la casa degli specchi.

Il manufatto vede la propria spiegazione in una citazione di Marc Leavitt: «Chiunque tu abbia incontrato e incontrerai, in ogni esistenza, è in realtà un te stesso che ti guarda da occhi diversi. Cammini costantemente in una casa di specchi, in cui non c’è mai stato nulla che non fosse te».

La collana ha un valore commerciale di 3.800 dollari. I materiali impiegati sono argento, rame, smalto vitreo e oro 24 carati, con decorazioni in zaffiro melograno, tormalina, lenti rosa vintage.
Ad accompagnare il gioiello è anche una storia: la designer racconta di come la nonna, da bambina, l’abbia ammonita dal guardarsi allo specchio. Oggi Kim la interpreta con questa motivazione: l’uomo è spaventato dalla sua stessa immensità. La collana ripropone il tema dell’occhio, sia esso rosso, bendato, vuoto, non solo perché il mondo che vediamo è lo specchio della nostra interiorità, ma anche perché è costantemente filtrato dalla nostra “lente”.

Ma un pezzo ancora più elaborato è quello che la designer ha presentato per Old Meets New. Il nome è There is No Fiction in Our World e vuole essere una splendida rappresentazione dell’infanzia. La designer lo definisce uno specchio, per quanto l’opera di per sé sia una spilla, perché rappresenta lo specchio dell’infanzia: un periodo senza malizia, senza pregiudizio, che fa sì che i bambini siano gli unici a vedere i veri colori del mondo.

La spilla, occasionalmente utilizzabile come pendente, si compone di argento, rame, doppio metallo di 18 e 24 carati, acciaio, zaffiro, rodolite, smalto vitreo e lenticolare vintage. Il pezzo è specificatamente pensato per sembrare antico: persino le immagini e i testi sono presi da una varietà di epoche storiche. Di rilievo è il dettaglio delle scritte incise, come la scritta laterale “Once more will the captive breathe the air of freedom” (“Il prigioniero respirerà ancora una volta l’aria di libertà”).

Di cosa siamo prigionieri? Forse possono spiegarlo le frasi sul retro: “Of the earth mirrors” (“Degli specchi della terra”), costituiti forse da “First earth glass” (“Primo specchio della Terra”) e “Second earth glass” (“Secondo specchio della Terra”). “Second sight” (“Seconda vista”) probabilmente si riferisce alla consapevolezza con cui, una volta liberi da congetture, possiamo guardare il mondo.

La spilla potrebbe essere definita un manufatto poetico, intriso di storia e di mito, che ci spinge a riflettere anche su quello che consideravamo certo; «[…] l’atto fisico di trasformare cineticamente un cavallo medievale in un mistico unicorno vuole ricordarci che “la magia è reale” e che tu sei la magia stessa» spiega Nogueira, che attraverso l’opera vuole parlare al bambino dentro ognuno di noi, il quale occasionalmente naviga il mondo ancora con curiosità e cuore d’avventuriero: «[…] qualità di cui avremmo più bisogno in questo mondo».















